Descrizione

L’articolazione acromion-claveare è una delle 5 articolazioni che compongono la spalla ed è composta dall’estremità laterale della clavicola e dall’acromion della scapola, dotata di una capsula (tessuto connettivo che avvolge l’articolazione) rinforzata direttamente da strutture superiori ed inferiori: la componente superiore è rinforzata dal legamento acromion-clavicolare  e dall’origine dei muscoli trapezio e deltoide, la parte inferiore invece dai legamenti coracoacromiali che sono il legamento trapezoide e conoide. Entrambi risultano essere molto importanti in quanto svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere la scapola in posizione e fornire un sostegno nell’articolazione con la clavicola. Infatti queste strutture hanno la capacità di assorbire gli urti che avvengono nella spalla rispetto agli altri legamenti dell’articolazione gleno-omerale.

In questa articolazione può esser presente anche un disco articolare di fibrocartilagine, anche se a volte è presente soltanto un abbozzo di tale struttura.

La lussazione acromion-claveare è caratterizzata dalla perdita dei rapporti tra tali strutture ed è una patologia traumatica che avviene di solito per un trauma diretto sulla spalla, come ad esempio una caduta. Rappresenta circa il 12% di tutte le lussazioni della spalla e l’8% delle lussazioni in generale. Possono distinguersi in una forma incompleta se interessa soltanto la capsula articolare, ed in una forma completa se interessa anche i legamenti sopradescritti.

Cosa fare prima del trattamento

La diagnosi viene effettuata da uno specialista ortopedico, solitamente in un pronto soccorso, che valuterà da un punto di vista clinico il dolore riferito dal paziente sia con l’arto in posizione di riposo che ai primi gradi di elevazione della spalla, e inoltre evidenzierà un gonfiore ed eventuale slivellamento superiore della clavicola (solo nelle lussazioni complete).  Finito l’esame clinico lo specialista indirizzerà il paziente verso una diagnostica strumentale con l’esecuzione di un semplice esame radiografico nelle lesioni acute. In una fase non acuta, per una più corretta valutazione del tipo di lussazione e quindi del coinvolgimento capsulo-legamentoso, l’ortopedico consiglierà come ulteriore esame la risonanza magnetica.

Nel caso in cui la lussazione è incompleta il trattamento di scelta in acuto sarà l’immobilizzazione della spalla mediante l’uso di un tutore per 3-4 settimane o trazione di specifica, con successiva riabilitazione assistita per le seguenti 3 settimane. Nel caso della lussazione completa il trattamento può essere sia incruento che cruento; si valuteranno infatti vari fattori che indirizzeranno lo specialista all’intervento chirurgico in acuto. tra questi la giovane età, la richiesta funzionale del soggetto ed il grado (tipo) di lussazione oltre al permanere della sintomatologia dopo l’uso del tutore dopo 2-3 settimane.

Intervento chirurgico e ricovero

Il trattamento chirurgico in acuto consiste nell’applicazione di una placca dedicata (acromion-clavicolare) o di eventuali suture legamentose effettuale con diverse tecniche e dispositivi così da ottenere una cicatrizzazione spontanea capsulo-legamentosa; queste tecniche possono effettuarsi soltanto in acuto perché sfruttano la capacità rigenerativa dei legamenti proprio grazie al permanere di una vascolarizzazione che viene a mancare nelle forme inveterate. Attualmente è possibile effettuare tali interventi in acuto anche con tecniche artroscopiche attraverso l’uso di particolari strumentari.

Per le lussazioni inveterate il trattamento di scelta è quello di ridurre la clavicola e ricostruire idealmente i 2 legamenti trapezoide e conoide ricostruzione legamentosa mediante l’uso di allograft (tendine da cadavere) o autograft (tendine autologo di solito semitendinoso); largamente in uso attualmente sono anche i legamenti artificiali (LARS) che secondo vari studi biomeccanici hanno un miglior risultato funzionale in lussazioni con alto grado di sopra-slivellamento clavicolare.

L’intervento chirurgico sia in acuto che ne casi cronici viene effettuato con una anestesia generale più eventuale loco-regionale.

Cosa fare nel post-operatorio

La degenza per tutti questi tipi di trattamento è solitamente di 24-48 ore circa; il paziente indosserà un tutore specifico sin da subito, per un periodo di 4 settimane. Dopo 14-21 giorni inizierà la fase di riabilitazione in cui il tutore verrà indossato soltanto di notte e poche ore durante il giorno per un periodo di altri 10 giorni, effettuando inoltre esercizi di mobilizzazione per il recupero della corretta e totale ripresa funzionale, che si avrà dopo circa 45 giorni dalla rimozione del tutore. Ottimi risultati si ottengono con l’idrokinesiterapia che porterà il paziente operato ad una più precoce mobilizzazione attiva con un graduale recupero della forza della spalla operata.

Utile sarà effettuare un RX di controllo dopo 30-40 giorni per la valutazione del ripristino dei rapporti articolari.

Complicazioni

Come in ogni tipo di chirurgia esistono rischi comune a qualsiasi intervento, come complicanze di tipo anestesiologico o infettivo. Possono inoltre evidenziarsi delle complicanze di tipo specifico, tra queste ricordiamo la possibilità di sviluppare una rigidità articolare causata da diverse cause come l’immobilizzazione post-operatoria, una scarsa compliance al protocollo riabilitativo oppure una rieducazione post-operatoria mal eseguita. Raramente si può verificare una reazione infiammatoria intrarticolare che può arrivare ad una algodistrofia. È possibile inoltre a volte la formazione di un ematoma che può richiedere anche un’evacuazione chirurgica.

I rischi maggiori sono per lo più legati al fallimento dell’intervento, o al verificarsi di una frattura della clavicola o della coracoide. È importante ricordare che esiste la possibilità di non raggiungere i risultati sperati nel ritornare ad effettuare delle attività specifiche, condizione che sottolinea la necessità di una corretta indicazione chirurgica.

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