Descrizione

Le metatarsalgie sono sindromi caratterizzate da una condizione di dolore che interessa il metatarso. Comunemente questa sindrome fa riferimento ad una sintomatologia dolorosa che si sviluppa nella regione anteriore della pianta del piede. Diverse condizioni possono essere la causa di una metatarsalgia; la riconosciamo dalle cause sistemiche o extra distrettuali (vascolari, metaboliche, reumatiche, neurologiche, psichiche) oppure da cause distrettuali (cute e sottocute, borse e tendini, nervi, osteo/articolari, neoplastiche), ed infine da cause biomeccaniche, legate quindi ad una alterata distribuzione del carico sull’avanpiede. Colpisce più frequentemente soggetti di sesso femminile, e molto raramente l’origine è unifattoriale; più spesso sono presenti vari elementi, che intrecciandosi in misura diversa, compongono il quadro clinico.

Un corretto programma terapeutico non può prescindere da un appropriato inquadramento pato-genetico in quanto sono spesso diverse condizioni a concorrere a questo sintomo.

 

Cosa fare prima dell’intervento

La valutazione clinica deve includere, per le diverse forme che possono associarsi, un esame completo del paziente, al fine di escludere patologie sistemiche o alterazioni sovrasegmentorie.

Lo specialista deve ricercare attentamente le aree di origine del dolore e le eventuali alterazioni cutanee, generalmente ben evidenti in situazioni di alterato carico.

Gli esami strumentali da effettuare, in seguito ad un inquadramento clinico, comprendono radiografie in carico in diverse proiezioni, ed eventuali accertamenti di secondo livello come RMN o TC, utili in casi di origine incerta del dolore come nel sospetto di fratture da fatica o di una patologia infiammatoria o tumorale. Analisi funzionali, come la baropodometria o l’esame del passo, possono fornire indicazioni relative alla pato-genesi e documentare la presenza di aree di sovraccarico metatarsale.

Il primo trattamento in presenza di metatarsalgia è di regola conservativo, e si basa prevalentemente nello svolgimento di un programma di stretching, come in caso di brevità del tendine d’achille, o nell’impiego di ortesi per il controllo di una pronazione anomala, o per distribuire in modo uniforme i carichi sulla regione plantare e ridurre le sollecitazioni in aree critiche. Si possono eventualmente associare terapie fisiche, come ad esempio le onde d’urto, finalizzate al controllo del processo infiammatorio che caratterizza la sintomatologia del dolore.

 

Intervento chirurgico e ricovero

Il trattamento chirurgico viene preso in considerazione dopo il fallimento di un trattamento conservativo correttamente condotto per un periodo di tempo congruo.

L’indicazione ad uno specifico gesto chirurgico è conseguenza di un appropriato inquadramento ezio-patogenetico.

Le osteotomie metatarsali trovano indicazione in caso di metatarsalgie distrettuali, come ad esempio nei casi caratterizzati da un eccesso di lunghezza di uno o più metatarsi, e per eccessiva plantar-flessione.

Vengono solitamente utilizzate osteotomie extra-articolari. Le metatarsalgie associate a piede cavo richiedono la correzione del cavismo e solitamente l’intervento più praticato è l’intervento di Cole.

Per capire su quanti metatarsi agire bisogna farsi guidare dalla presenza di sintomatologie o di alterazioni documentabili, tenendo comunque presente il rischio di comparsa di metatarsalgie di trasferimento.

Gli interventi per affrontare le diverse condizioni di metatarsalgie sono solitamente in day-surgery, oppure con dimissioni il giorno seguente.

Le metatarsalgie di origine distale trovano una soluzione nel trattamento delle deformità digitali.

 

Cosa fare nel post-operatorio

Il paziente dopo l’intervento porterà una scarpa ortopedica, o in alcuni casi, come le correzioni scheletriche per il piede cavo, apparecchi gessati, per periodi che oscillano dalle 4 alle 8 settimane, a seconda delle diverse tecniche adottate per correggere le cause.

Il paziente farà controlli programmati ed esami radiografici di controllo.

 

Complicazioni

Le complicanze sono diverse e devono essere distinte a seconda delle tecniche di correzione adottate. Le condizioni più temibili oltre a quelle generali come deiscenza della ferita chirurgica ed infezioni, sono quelle legate alla non fusione delle osteotomie, come le pseudo artrosi, o alterazioni di consolidazione.

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