Descrizione

Il ginocchio è l’articolazione più grande e completa del nostro corpo. IL suo corretto funzionamento dipende da 4 legamenti primari, così come da altre numerose strutture tendinee e capsulo-legamentose.

Vi sono 2 legamenti ai lati del ginocchio, il Legamento Collaterale Mediale (LCM) ed il Legamento Collaterale Laterale (LCL), e 2 legamenti che si incrociano al centro del ginocchio, il Legamento Crociato Anteriore (LCA) ed il Legamento Crociato Posteriore (LCP).

Questi ultimi 2 legamenti hanno la funzione di limitare il movimento della tibia rispetto al femore e formano il cosiddetto “pivot centrale” (centro di rotazione) del ginocchio, struttura fondamentale per garantire la stabilità dell’articolazione.

La lesione del LCA è solitamente associata ad un trauma distorsivo del ginocchio, spesso avvenuto durante lo svolgimento di attività sportiva. Il meccanismo più frequente di lesione è un movimento improvviso e combinato di latero-flessione e rotazione esterna, come ad esempio un repentino cambio di direzione o una brusca decelerazione. Un altro modo per rompersi l’LCA è un colpo diretto al ginocchio, sia durante un’attività sportiva, frequente negli sport di contatto come il calcio, sia durante altri tipi di traumi come quelli su strada.

Queste lesioni sono accompagnate, nel momento in cui si verifica il trauma, da un rumore tipo “crack”, associato a dolore, gonfiore immediato ed una sensazione di cedimento articolare.

La limitazione funzionale ed il disagio che contraddistinguono queste lesioni, solitamente indirizzano velocemente le persone infortunate verso una visita specialistica ortopedica. L’ortopedico, attraverso i test più comuni per l’identificazione di una instabilità, riesce ad individuare quali legamenti sono coinvolti nel trauma, e se ci sono lesioni associate come quelle a carico dei menischi.

Un approfondimento diagnostico si rende necessario per confermare i sospetti diagnostici e le lesioni associate anche a carico della cartilagine o di altre strutture. In prima istanza un esame radiografico è utile per escludere eventuali fratture associate. La risonanza magnetica è un’indagine più sensibile e conviene effettuarla almeno 2-3 settimane dopo il trauma, per consentire al ginocchio di disinfiammarsi e diminuire la possibilità di falsi negativi.

Molti fattori devono essere presi in considerazione per programmare il trattamento più opportuno. Questi fattori includono il livello di attività e le aspettative del paziente, la presenza di lesioni associate e il grado di instabilità del ginocchio. Un giovane con rottura LCA che vuole ritornare allo sport avrà bisogno di essere operato. Un paziente meno giovane con una richiesta funzionale più limitata, senza lesioni associate, è meno probabile che necessiti dell’intervento chirurgico.

 

Cosa fare prima dell’intervento

È importante che, prima di affrontare l’intervento chirurgico, il paziente inizi un programma riabilitativo finalizzato al recupero della flesso-estensione e una adeguata terapia medica, con applicazioni di ghiaccio (associato o meno ad una terapia fisica) per determinare la risoluzione del processo infiammatorio e del dolore. Operare un ginocchio di ricostruzione dell’LCA prima che si raggiungano questi obiettivi, comporta un rischio molto alto di complicanze post-operatorie, come ad esempio la rigidità.

Il paziente prima dell’intervento esegue la routine pre-operatoria, in cui si evidenziano le eventuali lesioni associate e si programma il tipo di anestesia da praticare, solitamente loco-regionale (spinale).

 

Intervento chirurgico e ricovero

Le tecniche chirurgiche più attuali per la ricostruzione dell’LCA, o meglio per la sua sostituzione, utilizzano un nuovo legamento ottenuto dalla preparazione di un tessuto prelevato da uno degli altri tendini che sono presenti intorno al ginocchio (generalmente il tendine gracile associato al semitendinoso oppure il tendine rotuleo), o da un tendine prelevato da un donatore di organi. Esiste una terza alternativa, ossia l’utilizzo di un legamento sintetico, che ha però più probabilità di sviluppare reazioni infiammatorie e con un maggiore rischio di rottura precoce, motivo per il quale il suo utilizzo incontra molte controversie, sia da parte di molti specialistici che in letteratura.

Il neo legamento viene fatto passare utilizzando una tecnica prevalentemente artroscopica, attraverso dei tunnel praticati nell’osso del femore e della tibia, e poi viene fissato nella posizione corretta attraverso viti o fissazione in sospensione alla corticale dell’osso con utilizzo di placchette. Con il tempo questo innesto si integra nell’osso e diventa un vero e proprio legamento biologicamente attivo.

Durante l’intervento il paziente viene posizionato in decubito supino con un leg-holder o altri tipi di sostegni che permettano la flessione del ginocchio e lo stress in varo-valgo.

La durata dell’operazione è di circa 40-60 minuti, e può arrivare anche a 90 minuti in presenza di lesioni associate da trattare.

Il ricovero è di circa 2-3 giorni.

 

Cosa fare nel post-operatorio

Dopo l’intervento il paziente ha solitamente un drenaggio articolare che viene rimosso dopo 24h, ed indossa delle calze elastiche per evitare stasi ed edemi. Il paziente inizia il percorso di recupero articolare e di controllo muscolare immediatamente dopo la rimozione del drenaggio, favorendo prima di tutto il recupero della completa estensione.

Al paziente sarà concessa una deambulazione in carico parziale per 3-4 settimane con ausilio di 2 bastoni. Un tutore articolato si renderà necessario nei casi in cui saranno stati effettuati gesti chirurgici per lesioni più complesse e non per la sola ricostruzione dell’LCA, e per eventuali meniscectomie selettive.

Un paziente che svolge un lavoro sedentario d’ufficio può ritornare al proprio lavoro dopo circa 3-4 settimane, mentre i soggetti che svolgono attività professionali, non sono in grado di riprendere a lavorare per circa 3-6 mesi. La stessa tempistica è indicata nel caso di ripresa per attività sportiva di carico. Questo tempo si rende necessario per un completo recupero articolare e un buon recupero muscolare, rispettando inoltre quello che è il periodo necessario per una buona integrazione biologica dei tessuti.

 

Complicazioni

La percentuale di successo per la chirurgia ricostruttiva dell’LCA è molto alta.

Le complicanze post-operatorie più frequenti sono la rigidità, il dolore ed ematomi nella sede di prelievo dei tendini. Questi problemi si verificano sempre meno frequentemente grazie alle moderne tecniche artroscopiche e ai protocolli riabilitativi sempre più aggiornati.

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