Descrizione

Il trattamento protesico di ginocchio è un intervento rivolto a soggetti affetti da una condizione artrosica, cioè da una alterazione, o meglio da un consumo cospicuo della cartilagine articolare e dell’osso sottostante a causa di un processo infiammatorio cronico.

All’interno del ginocchio si possono distinguere 3 compartimenti: 1. femoro-tibiale mediale (porzione di articolazione tra femore e tibia situate nella parte interna), 2. femoro-tibiale laterale (porzione di articolazione tra femore e tibia, situate nella parte esterna), 3. femoro-rotuleo (articolazione tra il femore e la rotula).

In base all’estensione del processo degenerativo della cartilagine, la gonartrosi può interessare un solo compartimento (mono-compartimentale), o essere estesa anche agli altri due (bi o tri-compartimentale).

La gonartrosi è una patologia tipica dell’età avanzata (oltre i 60 anni), soprattutto nelle sue forme primarie, dove il sovrappeso e l’obesità sembrano svolgere un ruolo predisponente. Le forme secondarie di gonartrosi sono prevalentemente causate da postumi di fratture articolari del ginocchio, da condizioni di mal-allineamento (ginocchio varo e valgo), da disallineamento dell’apparato estensore, da instabilità (rottura inveterata dei legamenti crociati), da postumi di interventi di meniscectomia e di forme di osteocondrite dissecante, ed infine conseguenti a patologie reumatiche.

Il ginocchio artrosico è dolente all’inizio soprattutto in alcuni movimenti e in relazione al carico prolungato, poi nelle fasi avanzate anche in situazioni di riposo e di notte, fino a disturbare il sonno. Il dolore, spesso indotto dal carico, determina una zoppia, e si possono verificare episodi ricorrenti di versamento articolare, i quali limitano ulteriormente i movimenti ed il carico.

 

Cosa fare prima dell’intervento

La diagnosi di gonartrosi è sia clinica che strumentale. L’esame radiografico in carico nelle 2 proiezioni standard (antero-posteriore e laterale) è fondamentale, ma in previsione di un intervento deve essere integrato da ulteriori indagini che permettono di pianificare meglio la procedura. Infatti il bilancio dettagliato della condizione artrosica del ginocchio deve prevedere una teleradiografia in carico, per evidenziare le eventuali deformità associate del femore e della tibia, una radiografia specifica, come la proiezione di Rosemberg, per evidenziare l’interessamento prevalente di un compartimento, e le proiezioni assiali di rotula. L’esame RMN può risultare importante nella programmazione di una protesi mono-compartimentale per lo studio dell’integrità dei legamenti crociati.

È consigliabile, prima di effettuare un intervento chirurgico protesico, aver effettuato una terapia medica e/o infiltrativa, prevalentemente con acido ialuronico e, nei casi più gravi, con cortisone, per il controllo del processo infiammatorio a carico dell’artrosi, e della fisiokinesiterapia per mantenere e/o recuperare gradi di movimento (fondamentale è l’estensione) e rinforzare la muscolatura.

Nei casi in cui l’artrosi interessa prevalentemente un compartimento per deformità in varo/valgo, il soggetto può effettuare una chirurgia preventiva della protesi, con correzione della deformità e trattamento artroscopico del compartimento interessato.

 

Quale tipo di protesi

Lo specialista svolge una attenta visita e, attraverso un esame obiettivo, conferma la condizione artrosica e evidenzia, in associazione al quadro strumentale, le deformità associate, l’integrità dei legamenti crociati e la possibile correzione dell’eventuale varo/valgo. Lo specialista individua così il tipo di protesi da impiantare, mono-compartimentale o totale.

La protesi mono-compartimentale interessa un solo compartimento, sia esso mediale o laterale. La protesi totale riguarda tutti e due i compartimenti femoro-tibiali, quello mediale e quello laterale, e può prevedere anche, non sempre comunque, la protesizzazione della rotula.

 

Intervento chirurgico e ricovero

Il paziente candidato ad un intervento di protesi di ginocchio deve eseguire gli esami e le visite di pre-ricovero, ponendo particolare attenzione allo studio di patologie associate, all’uso di anticoagulanti e a condizioni di allergie ai metalli e finalizzate a individuare infine con l’anestesista la modalità più idonea di anestesia, che nella maggior parte dei casi è rappresentata dalla loco-regionale spinale.

Il soggetto durante l’intervento viene posizionato in decubito supino con un laccio alla coscia. L’intervento può essere eseguito sia in condizioni esangui, attraverso l’uso del laccio emostatico, che senza l’uso del laccio. La durata dell’operazione è variabile ed è compresa solitamente tra i 90 e i 120 minuti, a seconda del tipo di protesi impiantata. In seconda giornata viene rimosso, se presente, il drenaggio articolare.

Il ricovero dura 5-7 giorni nel reparto ortopedico, per poi passare ad un reparto di fisioterapia, che può essere presente nella struttura ospedaliera dove viene operato oppure in altra sede competente.

 

Cosa fare nel post-operatorio

Dopo aver eseguito l’intervento chirurgico il paziente inizia già in 2° giornata la fisioterapia, mettendosi prima seduto e poi in piedi con ausilio di 2 bastoni. Il soggetto con protesi di ginocchio deambula con l’ausilio di 2 bastoni per 3-4 settimane, a seconda del tipo di protesi, caricando parzialmente il peso sull’arto operato.

La fisioterapia consiste nella ripresa del movimento, che solitamente avviene in un tempo variabile dalle 4-8 settimane, a seconda del tipo di protesi e degli esercizi di rinforzo muscolare.

Si devono poi seguire controlli clinici e radiologici a tempi prestabiliti dal programma protesico.

 

Complicazioni

Le complicazioni possono dividersi in intra-operatorie e post-operatorie, entrambe con percentuali di accadimento basse.

Le prime sono caratterizzate prevalentemente da fratture di segmenti scheletrici e da eventuali lesioni di carattere neuro-vascolare (rarissime). Le seconde comprendono le formazioni di ematomi, fratture da cedimento strutturale in pazienti osteoporotici, infezioni oppure fenomeni d’instabilità prevalentemente a carico dell’articolazione femoro-rotulea. Nel tempo, come per tutte le protesi, si può verificare il problema della mobilizzazione, ossia il distacco di una componente protesica.

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